Esistono vite che non trovano spazio sugli scaffali, vite che restano ai margini.
Non perché siano storie prive di valore, ma perché il mercato editoriale crede non valgano.
La nostra missione è portare al centro le narrazioni che il mercato esclude.
Noi pubblichiamo le voci neurodivergenti, le narrazioni che sfidano il mainstream.
Noi non facciamo beneficenza culturale, ma editoria socioeconomica.
La cultura, troppo spesso, opera come fosse un club esclusivo, per chi vi può accedere.
Noi realizziamo opere digitali senza barriere d'accesso.
Per tutti, non solo per i neurodivergenti.
Noi crediamo che le nuove generazioni non siano il problema: siano una risorsa inascoltata.
I linguaggi dei giovani sono culture, sono luoghi da abitare e socializzare senza pregiudizi.
Noi realizziamo strumenti e narrazioni che dialogano con le giovani generazioni, non le escludono.
L'intelligenza artificiale non è uno strumento che si usa o non si usa.
È un ambiente che si abita, si popola di senso se utilizzato eticamente.
Noi scegliamo di progettarlo con un patto intergenerazionale per l'IA.
Gli adulti come portatori di esperienza.
Le nuove generazioni per l'energia innovativa.
L'intelligenza collettiva è ciò che vogliamo costruire.
Il cambiamento culturale non nasce mai dai grandi, ma dai piccoli che creano rete.
Ciascuno, da solo, non sposta gli equilibri, ma assieme si crea massa critica.
Noi siamo una infrastruttura culturale che connette la rete.
La nostra scommessa è cambiare la cultura, aprirsi alle diversità in modo equo.
Nel mondo, le politiche di Diversità, Equità e Inclusione (DEI) sono sotto attacco.
Chi lavora per le diversità viene descritto come idealista, talvolta come una minaccia.
Noi non ci tiriamo indietro. Non perché idealisti. Ma l'esclusione cognitiva non è una nicchia.
Noi vogliamo essere luogo aperto, dove la parola diventa progetto, il linguaggio infrastruttura.
E l'accessibilità diviene la misura della coerenza di tutto ciò che facciamo.